Presentazione 

Immaginando lettrici e lettori che scorrano le pagine di Palinsesto, sostando in questo o quel passaggio, vorrei far presente che i pensieri sono disposti in sequenze, introdotte dal titolo e concluse dalle date di scrittura, che vanno dall’1 settembre 2008 al 30 agosto 2016. Quando i titoli sono a sinistra, vuol dire che i pensieri fanno parte di un argomento più ampio, segnalato dal titolo centrale. Essendo rari gli aforismi, non tutti i passi si possono isolare dalla serie senza soffrirne.

I temi portanti sono sparsi, seguendo la vena del giorno, ma si richiamano di continuo: lo stato presente dei costumi, soprattutto italiani, le passioni, il potere, l’uomo e la donna, la natura e la civiltà, le forme della poesia, della letteratura, della filosofia, l’amore, Cristo. Molte pagine sono dedicate alle opere di poeti, filosofi e narratori decisivi, o da esse ispirate. Le situazioni e le battute della vita colta per strada non perdono per questo il loro fascino.

Parlo da portavoce della comune umanità, che guarda al grande dal piccolo, fedele alla chiarezza. Quello che comprendo è poco e il molto che non comprendo non lo trucco. Non vi sono sfoghi, entusiasmi o risentimenti, se l’attitudine è quella di esplorare i tratti ricorrenti della vita naturale e sociale, come si va plasmando nella storia, e di identificarvi un senso, pur piccolo. Lo faccio con il cuore che ho, e perciò senza gesti ad effetto. Sentimenti e sensazioni, intuizioni e immaginazioni, anche nei brevi racconti e negli apologhi, mi guidano per comprendere: nulla di ciò che accade fuori e dentro di me è secondario o indegno in questo modo.

I giudizi politici sull’Italia contemporanea non hanno uno scopo pratico né sono mirati a colpire questo o quell’uomo, neanche il più potente, in quanto non c’è quasi nessuno che sfugga alle metamorfosi indotte dal potere. Sono lontano dal credere che all’estero gli uomini siano migliori, ma parlo più dell’Italia perché più la conosco, e posso forse capirla meglio in quanto sono simile a coloro che critico. Se ne sono diverso è perché ho evitato di detenere un potere, ammesso che sarei riuscito a conquistarlo. Da ciò consegue che per capire devi essere disarmato.

Quando scrivo dei contemporanei non è solo per identificarne il valore o per criticarne, spesso con umorismo ma  senza sarcasmo, un’attitudine, ma per cogliere le movenze esistenziali, culturali e politiche che attraverso di essi posso riconoscere. Direi che sono andato svolgendo un’antropologia erratica dei nostri tempi, se l’espressione non sembrasse imponente per un uomo che pensa a piedi nudi.

Ringrazio Nathaniel Katz per il disegno in copertina e per la cura e l’aggiornamento dell’edizione online, resa pubblica per la prima volta nell’ottobre del 2013, integrata una prima volta nel marzo del 2015, e ora di nuovo, con gli scritti che vanno dal settembre 2014 all’agosto 2016 e gli indici.

 

Enrico Capodaglio

agosto 2017